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                                                 CINA – La Steppa - Diario di Viaggio

Da Pechino mi sposto verso nord, destinazione la regione della Mongolia Interna. Si parte il tardo pomeriggio, il treno è pieno, tutti sono incuriositi della nostra presenza. Prendiamo posto nelle cuccette, sistemate in piccoli scompartimenti aperti su di un corridoio, dove trovano posto sei persone. Facciamo la conoscenza di molti ragazzi, tra questi Annie, che (studentessa a Pechino) rientra nella sua città; ci aiuterà molto a capire la cultura, gli ideali, le aspettative e i sogni della nuova generazione di cinesi. Arriviamo a HuetHuet verso le 4 del mattino, scendiamo in pochi, è buio e siamo ancora addormentati.

Alla stazione una moltitudine di cinesi aspetta chi si spinge fino a qui per proporre alberghi e gite. Ci affidiamo ad un rappresentante dell’ufficio del turismo locale, la mattina presto, dopo aver dormito un paio d’ore, partiamo con una jeep verso la steppa. Il viaggio dura circa un paio d’ore, ma già dopo un’oretta il paesaggio cambia improvvisamente, e una verde distesa infinita, senza alberi ne cespugli, si presenta a perdita d’occhio. Arriviamo nel tipico villaggio mongolo, formato da capanne di Yurte, costruzioni smontabili, circolari e bianche, che sono le tipiche abitazione della steppa.

Ci riceve il capo villaggio, dopo gli onori di casa ci assegna la nostra abitazione, si dorme sul pavimento ricoperto di tappeti, con i sacchi a pelo. Il pomeriggio lo passiamo al villaggio, girovagando tra le collinette, ammirando incantati un silenzio assoluto ed una pace indescrivibile. Il cielo blu ci sovrasta, e le poche nuvolette bianche ovattate sembrano toccare il terreno. Gli abitanti sono tutti indaffarati a preparare la festa serale, per l’occasione macellano un paio di pecore, lo spettacolo non è dei migliori e l’appetito si concederà una lunga pausa.

Dopo cena inizia la festa, tra canti e balli tipici gli abitanti di questo sperduto villaggio ci servono copiosamente la loro bevanda tipica.... il risveglio non sarà dei più piacevoli, la testa appesantita, la tenda , il bagno inesistente (per bagno si intende una buca nel terreno, quattro pareti in legno, e l'uso multiplo e simultaneo senza possibilità di intimità....) ma è tutto maledettamente vero, reale. Verso metà mattina prendiamo in affitto dei cavalli e con la guida partiamo alla scoperta delle vastità della steppa. Lanciarsi al galoppo, con questi cavallini, in un paesaggio da cartolina, con il vento ad accarezzare i capelli, lo scalpitio degli zoccoli e il respiro affannoso dei cavali quale unico sottofondo, è qualcosa di indescrivibile. Ogni tanto un laghetto e un fiumiciattolo, fino ad arrivare ad una tipica fattoria.

Gli abitanti, una coppia dall’età indecifrabile, ci invita nella loro tenda, ci servono una bevanda calda a base di the e latte di cavalla salato (imbevibile) accompagnato da dolcetti più duri dei sassi. E’ quasi l’imbrunire quando ritorniamo all’accampamento, dopo quasi 6 ore a cavallo, sono stanco ed esausto, l’indomani si riparte e stasera l’ennesima festa ci aspetta. Qui fuori dal tempo, tra le nuvole e spazi infiniti, ci si sente in pace con il mondo e con se stessi. E domani la prossima tappa, il deserto del Gobi ci aspetta.




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