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Malesia, dalla giungla del Borneo alle spiagge delle Isole Parentiane
Il caldo è opprimente e l'umidità amplifica la sensazione di calore percepita. I vestiti costantemente bagnati e un leggero
senso di disorientamento, che fortunatamente passa dopo pochi giorni di ambientazione, sono le prime sensazioni che
provo appena arrivato nel Borneo Malese, stato del Sarawak, e nella bellissima capitale Kuching.
Siamo nella regione dei racconti di Salgari, dei raja bianchi e dei cacciatori di teste, della natura intatta,
della foresta vergine e delle moltissime specie di animali. Se i raja e i cacciatori appartengono ormai al passato,
la flora e la fauna degli innumerevoli parchi nazionali fortunatamente sono ancora una realtà. Per la prima volta abbandono
l'abitudine di soggiornare in una guesthouse e opto per un albergo dotato di aria condizionata, ma qui non se ne
può davvero fare a meno. La città, bagnata dal fiume Sarawak, è considerata una delle più belle del sud est asiatico,
famosa per la sua storia, i suoi palazzi e i suoi musei. I primi giorni li passiamo alla sua scoperta: i vicoli e i ristorantini,
le pagode e i templi, i negozi (turistici e cari) e il bellismo lungofiume.
Seguendo fedelmente le indicazioni riportate
sull'inseparabile lonely planet, non incontriamo nessun problema a organizzare sia le visite sia le escursioni.
Prendiamo un bus locale, direzione circa 30 km fuori città verso il centro riabilitazione degli Orang Utan di Semonggok:
arrivare è facile, e all'inizio l'aver dimenticato le quattro bottiglie d'acqua sul pullmino non sembra un problema. Più tardi
scopriamo che da camminare ce n'è anche qui, ma soprattutto non vendono nulla da bere. Saranno la bellezza del paesaggio,
dei giardini, delle innumerevoli specie botaniche e dei bellissimi animali ad aiutarci a dimenticar la sete. E di animali
nel centro ce ne sono molti e di molte specie, dai coccodrilli agli orsetti, dalle scimmie con la proboscide all'Orang Utan,
senza dimenticare gli innumerevoli volatili. Le tipiche abitazioni degli indigeni del Borneo si chiamano longhouse:
praticamente sotto un unico tetto vive tutta la tribù. Ogni tribù ha il suo stile particolare nel costruire la propria
abitazione: fino a non molto tempo fa per poterle vedere e visitare bisognava affrontare lunghi viaggi sui fiumi immersi
nella foresta vergine, mentre oggi il governo ha costruito poco fuori dalla capitale una zona dedicata interamente a questi
tipi di abitazioni. E se la visita sa un po' di gita allo zoo (dove tutto è preparato per il turista, che mai si sognerebbe
di sobbarcarsi lunghe ore di canoa), permette comunque di avere un'idea di massima sui diversi tipi di abitazioni.
Siamo al Sarawak Cultural Village, considerato un vero e proprio museo vivente, dove intono a un laghetto artificiale
troviamo sei esempi di costruzioni indigene, abitate dalle rispettive tribù. La visita alle abitazioni, tutte diverse,
enormi e molto belle, ci permette di venire a contatto con i diversi gruppi che le abitano, anche se non si può provare
un non so che di tristezza a vedere tribù intere oggi stipendiate dallo stato per mostrarsi al pubblico straniero nel
loro modo di vivere: sa tanto di Grande fratello.
Dopo aver fedelmente visitato tutto quello che di interessante
si trova nei dintorni di Kuching, compresa la fattoria dei coccodrilli, affittiamo un taxi e ci facciamo portare
a Kampung Bako, 40 km dal centro, da dove, contrattando con un gentile malese, affittiamo una barca che in 30 minuti
di navigazione ci porterà in uno dei parchi nazionali più famosi, il Baku national park. Il metodo migliore per
visitarlo è pernottare, senza dimenticare di organizzarsi all'ufficio del turismo prima di partire, in modo da aver tutto
il tempo necessario per godere delle emozioni che ci regala. Diversi sono i percorsi tracciati all'interno del parco,
ognuno con difficoltà e tempi di percorrenza che si adatteranno a ogni tipo di persona. Qualunque percorso si scelga
la costante comune a tutti è la meraviglia e lo stupore che si prova a camminare sotto alberi immensi e altissimi che
coprono il cielo (alcuni sono sui trenta metri), ritrovandosi la fronte bagnata dall'acqua che si condensa e ricade
dalle piante stesse, fra i rumori della giungla, lontani e vicini, spettacolari e a volte inquietanti. Si cammina parecchio,
minimo quattro ore, in silenzio, da soli, cercando di osservare e sperando di vedere comparire qualche animale.
A un certo
punto alcuni alberi si muovono, delle scimmie enormi gridando e si lanciano da un ramo all'altro, da un albero all'altro
per poi scomparire: uno spettacolo impagabile. Saremo esausti ma soddisfatti quando, dopo qualche giorno, faremo ritorno
alla fresca accoglienza del nostro albergo da dove dopo poco ripartiamo alla volta della Malesia peninsulare, stato del
Terengganu. Atterriamo a Kota Baharu, con una specie di taxi raggiungiamo, dopo un bel po' di strada,
il porto di pescatori di Kuala Besut: da qui con un'imbarcazione partiamo alla volta delle Isole Parentiane,
Kecil e Besut. Decidiamo di scendere sulla più piccola, Kecil, e troviamo sistemazione presso un
complesso di bungalow spartani, ma belli ed economici. Le Isole Parentiane sono le più belle che ho visitato
nel sud est asiatico, la spiaggia è bianchissima, l'acqua calda del mare accoglie innumerevoli pesci di ogni colore,
non serve fare immersioni per vederli, basta lo snorkeling, è già a pochi metri dalla riva vicino agli scogli
ci sembrerà di nuotare in un acquario tropicale. Dopo tanto camminare nelle giungle del Borneo il tranquillo relax
delle isole ci aiuta a recuperare le energie.
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